venerdì 13 maggio 2016

Da Bagno di Romagna al Monte Carpano su sentiero n. 189 - ritorno sul n. 201, n. 193 e 193 A.

Giovedì 12 maggio, ritorno su questo sentiero percorso 4 anni fa.
 Il tratto del sentiero che sale alla Colla di Monte Carpano è antico, è la parte iniziale della storica Mulattiera di Pietrapazzache congiungeva Bagno a Ridracoli, ora è ricalcato anche dalla VBT (Val di Bagno Trekking), dal Cammino di San Vicinio, dal GCR(Grande Circuito della Romagna) ed è anche il sentiero CAI n° 189

 Il sentiero  inizia verso la fine del paese, lato Verghereto, poco prima dello stradello che porta alla Fonte del Chiardovo.
posso dire che è stata anche l'escursione dei fiori, infatti ne abbiamo incontrati davvero tanti. Questa è la classica Orchide Maggiore (Orchis purpurea)
I Maggiociondoli in piena fioritura punteggiavano il bosco di giallo e rendevano il sentiero ancora piu bello.
naturalmente essendo una mulattiera di collegamento, un tempo, fra due importanti paesi, lungo il percorso si trovavano diverse case ora, purtroppo, ridotte a ruderi. 
qui vediamo le Barche.Se ne ha notizie fin dal 1500 quando era residenza di una importante famiglia di agricoltori possidenti. Quando i loro discendenti lo abbandonarono per scendere a Bagno, dove presero il cognome di Barchi, il podere venne affidato a mezzadria e coltivato da diverse famiglie, fino al 1953, quando fu abbandonato da Agostino Mosconi.
Alla Casanuova si stabilì Gabriello, detto “Biello”, figlio del Bianco del Barco. Dopo l’estinzione della famiglia, alla proprietà e alla conduzione del podere si avvicendarono numerose famiglie, fino a quella di Romualdo Rossi ( ultimo proprietario) e di Mario Amadori che lavorò il podere fino al 1955. Attualmente è tutto di proprietà del demanio.
Orobanche
Era il podere più alto della valle del Volanello, noto già dalla metà del 1500. Nel 1816 lo lavora Domenico Angiolo Venturi.Nel 1855 ne sono proprietari Don Paolo e Filippo Biozzi. Fu abbandonato dalla famiglia di Giuseppe Gentili nel 1956. Il podere venne poi acquisito e rimboschito dal Demanio Forestale.
"Cephalanthera longifolia"
Quadrivio della colla di Monte Carpano . Qui c’è un cippo in arenaria posato durante la realizzazione della “Val di Bagno Trek” dove è inciso la seguente frase : "Da qui, messere, si domina la valle: ciò che si vede è! Ma se l'imago è scarna, scendiamo a rimirarla da più in basso". Sono bellissimi versi della canzone “ In volo” del Banco del Mutuo Soccorso. 
Si sale sul crinale a destra, sentiero 201, verso la cima di Monte Carpano.
fiore di frassino
verde chiaro-scuro, punteggiato di fiori bianchi, è il manto del bosco in questo periodo "stupendo!!!"
Zoommata sul pianoro di Nasseto. 
Dopo essere transitati sotto Monte Castelluccio e prima della Macchia del Cacio, si va a destra sul sentiero 193, che scende a Corzano, 

vista sul Monte Comero
Orchis italica "omini nudi"
prima di giungere al Santuario, giunti al bivio incisa si devia a destra, su n. 193a
nel tratto che dal bivio dell'incisa porta a Bagno di Romagna ci sono alcuni ruderi di case fra le quali, l'insediamento Ancisa costituito da 5 case è documentato almeno dal 1628, poi le case si ridussero a 3 e restarono i poderi di Ancisa di sopra e di sotto e il Vignolo di Ancisa. Quando quest’ultimo scomparve i terreni furono uniti a quello di Ancisa di sotto. Tra i due nuclei il primo ad essere abbandonato nel 1961 fu Ancisa di sopra, quando Lino Manenti si trasferì nella nuova casa colonica che i proprietari avevano fatto costruire in mezzo alle due case originarie. Anche questa però venne abbandonata dopo il 1968.
Ancisa di sotto, invece, fu abbandonata dalla famiglia Portolani nel 1969. Nonostante l’abbandono recente le case sono ridotte allo stato di rudere, sommerse da rovi e piante rampicanti ed i campi sono stati rimboschiti con conifere.

Si giunge poi alla ghiaiata che porta  a Bagno di Romagna. Prima di giungere sulla strada asfaltata si trova questa piccola Maestà.



Tempo ore 5 + le soste

Dislivello m. 700
Lunghezza km. 12.200                                                                                anna

venerdì 1 aprile 2016

Visita a Vignola ed alla Cascata del Doccione

Giovedì 31 marzo 2016.
La fioritura dei ciliegi di Vignola sono davvero uno spettacolo!!!







Vignola. I toponimi locali, nonché i reperti archeologici offrono una testimonianza, se pure non sempre sicura, dell'avvicendarsi di varie popolazioni sul territorio, dagli Etruschi, ai Liguri, ai Galli ed ai Romani. La stessa denominazione "Vignola" deriva dal latino "vineola", piccola vigna, ad indicare la coltivazione della vite, in epoca romana largamente praticata sui terreni alluvionali del Panaro.
Si ha testimonianza di un borgo (pagus) Sabinianum e di un Feronianum, e l'attuale pedemontana (antica via Claudia) ricalca una via etrusca che, proveniente dalla Toscana, collegava Bologna a Parma, attraversando il Panaro all'altezza dell'odierna Pieve. Il primo documento scritto che reca testimonianza del luogo in cui venne fondata la nuova comunità risale all'anno 826. A seguito di una permuta, l'abate del Monastero di Nonantola otteneva la "basilica" di S.Maria in Tortiliano e il borgo "in loco viniole ad saxo", dove successivamente venne edificato il castello. Si ignora la data di costruzione del primitivo castello, che un'antica tradizione vuole edificato da S.Anselmo abate di Nonantola, a difesa dei beni del monastero della zona. Per tutto il periodo di dominio vescovile durato sino al 1247, il castello si configura sempre più come importante "sentinella del Panaro", a controllo del fiume e dell'antica via Claudia. (Città di Vignola)

Le cascate del Doccione, le più alte del Modenese, sono situate lungo il Rio Fellicarolo a un'altitudine di 1190 metri. Sono cascate di origine tettonica con un dislivello di 120 metri e pendenza media del 40%. L'acqua che scorre sulle placche tettoniche crea uno spettacolo naturale affascinante.






I sempre vivi al rifugio I Taburri



Sullo sfondo Il Cimone

Il fiume Panaro
                                                                                                                               anna



sabato 21 novembre 2015

Pietrapazza anello classico

Dopo vari anni torno a Pietrapazza in compagnia di Adriano e Franco.
La bella chiesa di S. Eufemia alle Graticce  detta di Pietrapazza testimoniata fin dal 1595, da Monsignor Peruzzi Vescovo di Sarsina, fa bella mostra di sé, lì, nel suo "nido" fatto di solitudine e di silenzio. Osservarla dall'alto sembra minuscola, ma appena sei ai suoi piedi ed alzi gli occhi per osservare il campanile, si mostra in tutta la sua grandezza e lo stupore emerge da dentro. La facciata severa, senza fronzoli, eppure stupenda ti induce a soffermare lo sguardo ed inevitabilmente affiorano emozioni.

Scendiamo quindi su sentiero (n.221). Il ponticello sul bidente, sempre più malconcio, dimostra molti più anni di quelli che ha in realtà, infatti è stato costruito nel 1897, ma sembra di un'epoca più antica ed anche la storica mulattiera che collegava Pietrapazza a Ridracoli  è oramai distrutta.

















In breve si giunge a Ca' Rignone,
la natura se la sta riprendendo












a Ca' Abetaccia.
alcune mura ancora resistono sostenute da vitalbe, rovi, sambuchi.






Anche in questa stagione si trova qualche fiorellino


Il suo nome è "Scabiosa"


















il famoso "melo" poco prima di Siepe dell'Orso







Giunti al bivio di Siepe dell'Orso ci siamo affacciati per vedere la  bella valle dove si trova il Ca' Paretaio"...



e la nebbia che tentava di scavalcare il crinale, ma per fortuna non c'è riuscita, così abbiamo viaggiato tutto il giorno riscaldati da un tiepido sole.
Sarebbe stata mia intenzione chiudere l'anello scendendo da Ca' di Giorgio, Ca' dei Maestri, come avevo fatto l'altra volta, ma ho visto che non è stato segnato e non sapendo come poteva essere  messo, abbiamo desistito.


(Ad ogni modo mi sono ripromessa di andare a vedere partendo da Pietrapazza e facendo in salita il sentiero che passa da tutte le case. Come feci anni fa, accompagnata da Giancarlo Gianbianchi che partimmo armati di sega e cesoie per liberare il sentiero.)

Quindi abbiamo proseguito a sinistra, in salita, all'interno di una splendida faggeta che ci ha portati alla strada forestale.



A questo punto, dato che avevamo perso un po di tempo, abbiamo pensato di non salire per il n. 207 che ci avrebbe portati a poggio delle Bertesca poi, al passo della Bertesca, dove a sx avremmo trovato il n 205; bensì siamo andati a sx seguendo la strada forestale.
Abbiamo poi trovato il sentiero n. 205 che proveniva da sx, quello che dovevamo prendere per scendere a Pietrapazza. Ma abbiamo proseguito ancora per circa 100 metri per andare a consumare il nostro panino vicino alla Fonte delle Cavalle. Acqua freschissima! Dirò di più gelata.






Siamo poi ritornati sui nostri passi e siamo scesi a dx sul n. 205 che conduce a Pietrapazza, passando dall'Eremo Nuovo.











verso Eremo Nuovo

























Una finestra all'Eremo Nuovo
































oggi abbiamo trovato anche una bella cascatella.

























denominata da Adriano il "cuore della foresta









e questi i "guardiani della rivoluzione"














Anche senza molti colori la foresta può donarci emozioni.
Qui non si sa dove appoggiare gli occhi. La trovo magica!







Elleboro o (Rosa di Natale) pianta velenosa











Ca' Cialdella


















Fantastico crinalino "pelato", in arenaria




















Maestà del Raggio















ed ecco chiuso l'anello













e Lei è bellissima!!




I partecipanti
da sx: Adriano, Anna, Franco






Tempo ore 5
Dislivello m. 500 circa
Lunghezza Km. 10.500 misurata sulla carta
anna